Recensioni - Giuliana Balzano

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Recensioni

Opere
Puntaspilli e abiti di carta
Patrizia Vittoria Rossi
Edizioni Indipendente Caffè delle Arti

"Scrivere è un passaggio di consegne. Ogni scrittore, vorrebbe far arrivare il proprio pensiero, qualche volta non solo quello, a un destinatario capace di comprenderne il senso, certamente senza tralasciare la correttezza di forma. Sai anche tu quanto possa essere inutile vestire una modella sciatta con un abito elegante: questione di equilibrio. Comunque ho scritto molto di me, fingendo che fosse la storia di altri, alimentando nel lettore la convinzione che io sapessi inventare mondi alternativi... ma, come ho appena detto, lo scrittore si avvale delle illusioni, per spacciare spaccati di vita propria, o di altri, in modo che non appaiano troppo scontati, creando così nel pubblico la possibilità di una scelta, fosse anche per un tempo limitato perché, in fondo, un po' tutti e un po' troppo spesso, a parer mio, ci sentiamo soli."

Ma io, cosa posso dire di più? Ci provo, ma non garantisco. E' un libro dolcissimo, intenso, chiaro, incisivo, vero, sincero, morbido e geniale. Sì, geniale! L'autrice ti prende per mano e ti porta tra punti, tagli, cuciture, spilli e... tra l'amore. L'amore per l'amore.


Il brusio del silenzio
Laura Maggesi
Araba Fenice

“Sai, a volte mi dicono che ho avuto una vita fortunata. Mi è sempre sembrata una grossa stupidaggine. Non esiste la fortuna e per di più siamo soliti notare solo gli avvenimenti che pensiamo la rappresentino, come se fossero gli unici degni di memoria. No, io preferisco pensare che ho avuto fiducia nella vita, nonostante non abbia una buona opinione di essa, ma ho sempre tenuto presente quello che diceva Holmes -Quando si è cercato dappertutto senza trovare nulla, la soluzione deve essere dove si è dimenticato di cercare-
Ho provato a non essere una persona lineare ma una persona sferica. Mi spiego: ho tentato di accettarmi globalmente, di non cancellare, smussare, limare quelle sensazioni non autorizzate che tutti pretendono siano rimosse perché scomode o irritanti: da qui il mio pessimo carattere. Le mie parti negative continuano ad interagire con quelle più urbane. Mi avevano insegnato a non manifestare sentimenti e sensazioni, a procedere lungo binari prestabiliti, lineari appunto. Ho preferito pensare, come diceva Einstein, di far parte dell'esperienza religiosa cosmica. Mi sono sforzato di non concepire il mondo a mia immagine ma di farne parte, e questo mi ha reso inviso a molti perché non riuscivo a condividere l'idea che l'uomo fosse così basilare, così importante da essere posto al centro dell'universo e si preoccupasse solo delle sue sciocche voglie. Se molti chiamano questo distacco fortuna, allora sì, ho avuto una vita fortunata ma, ti ripeto, la fiducia dipende dagli atteggiamenti che assumiamo nei confronti della vita. Tutto il resto è solo accanimento, focalizzazione su un punto perdendo la visione dell'insieme. Vediamo solo noi e le nostre futili fisime, non riusciamo a guardare la foresta ma vediamo un solo albero, in genere quello che ci piace di più.”
 
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